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Mac Mini M6: vale ancora la pena comprarlo?
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Quanto costa il Mac Mini M6 e cosa cambia
Il nuovo Mac Mini con chip M6 costa 1079 euro nella versione base. Prima, con l'M4, si partiva da 729 euro. Il salto è di 350 euro, e secondo Andrea Galeazzi è la considerazione più importante di tutta la recensione.
Fuori la scocca resta quella di sempre: alluminio in parte riciclato, dimensioni mini e lo stesso sistema di raffreddamento. Dentro cambia tutto, perché arriva il primo computer Apple con SoC a 2 nanometri. Il chip M6 deriva dall'A20 Pro che equipaggia iPhone 18 Pro e Pro Max.
La porta Ethernet passa da 1 a 2,5 gigabit, con opzione a 10. Restano HDMI, tre Thunderbolt 4, Bluetooth 26 e Wi-Fi 27. Il pulsante di accensione resta sotto, in una posizione che il creator definisce assurda.
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La configurazione base e i suoi limiti
La versione base ha 16GB di RAM unificata, condivisa tra CPU e GPU. Non si può espandere dopo l'acquisto, quindi la scelta va fatta subito e con consapevolezza.
Passare a 24GB costa 220 euro. Per arrivare a 32GB servono 440 euro in più, lasciando il resto di base. Secondo Galeazzi, per giocare con l'AI in locale 24GB sono pochi: meglio almeno 32, se non 48 o 64.
Anche lo storage parte da 256GB e raddoppiare a 512 costa altri 220 euro. Qui il problema è minore, perché con un disco veloce collegato via Thunderbolt si espande senza perdere troppa velocità. La RAM, invece, resta il vero vincolo da valutare prima.

Come si comporta nel montaggio video
Galeazzi ha testato un montaggio con due tracce 4K a 60 fps e color correction. Il Mac Mini M6 lo gestisce benissimo, con GPU al 70%, CPU al 42% e RAM al 63%. Già con i 16GB del modello base si potevano fare lavori simili, perché il margine c'è.
Il dato che lo colpisce di più è il consumo: durante il benchmark Geekbench, con Premiere aperto, il sistema gira tra i 20 e i 30W. Il computer resta tiepido e la ventola quasi silenziosa.
Nell'esportazione, il suo M4 Max impiega circa 11 minuti contro i 13 dell'M6. Tra i due c'è circa il 30% di prestazioni in più per l'M4 Max.
Dove il Mac Mini M6 va in crisi
Con file più pesanti la situazione cambia. Su una timeline con molti file 8K RAW sovrapposti, il Mac Mini M6 va totalmente in crisi: la RAM si satura all'85-90% e compare la rotella arcobaleno.
Secondo Galeazzi il processore potrebbe anche farcela, ma è la memoria a limitare tutto. Non è quindi una macchina per compiti super gravosi, almeno in questa configurazione.
La buona notizia è che il Mac Mini si può configurare con chip M5 Pro, 20 core GPU e 64GB di RAM. Così però il prezzo arriva a 3349 euro, e diventa un'altra macchina rispetto a quella base.
Silenzio, consumi e tenuta sotto stress
Anche spingendo il Mac Mini al massimo, con GPU al 100% e benchmark in corso, i consumi restano intorno ai 45-50W. La ventola si sente un po' di più, ma il creator dice di averlo a 20 cm e di non sentirlo mentre parla.
Sotto stress il sistema non va in thermal throttling: arriva al suo limite e lì si ferma, senza cali di prestazioni. Secondo Galeazzi è segno di un progetto studiato bene anche sulla dissipazione termica.
I quattro punti che si è segnato sono chiari: silenzioso, poco energivoro, piccolo e con prestazioni solide. Per chi tiene il computer acceso tutto il giorno, questo si traduce in bollette più leggere e nessun rumore di fondo.
Conviene ancora comprarlo
La conclusione di Andrea Galeazzi è netta: con l'M4 il Mac Mini era una bomba nel rapporto prezzo-prestazioni, con l'M6 bisogna ragionarci di più. Non si compra più a cuor leggero.
Prima di ordinarlo conviene chiedersi cosa ci devi fare, quanta potenza ti serve e quanta RAM vuoi. È lo stesso approccio che serve sul Mac Studio: una macchina da cucire addosso alle proprie esigenze.
Se trovi un M4 a buon prezzo, secondo il creator puoi prenderlo a occhi chiusi per un uso generalistico, perché è già ottimo. L'M6 ha senso se ti servono i 2 nanometri, l'efficienza e le prestazioni in più, accettando un prezzo di partenza molto più alto.
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Fonte: il video di Andrea Galeazzi
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